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Le ragioni della mancata citazione della UNI nel DM BIM

Nei commenti pubblici che appaiono intorno al cosiddetto Decreto Ministeriale BIM, ora in consultazione sul sito del Ministero delle Infrastrutture, appare come urgente, imprescindibile e inderogabile il richiamo alle Norme UNI nel testo del decreto.

A nulla è valsa la precisazione via Twitter del Presidente della Commissione Pietro Baratono sulle richiesta di chiarimenti a riguardo del mancato riferimento alla Norma: "l'ordine di priorità delle norme [è]: europee, internazionali e nazionali" che saggiamente e senza citarlo faceva riferimento ad una norma, questa si cogente e prescrittiva ovvero lo stesso D.Lgs. 50/2016 art. 68 c.5 l.b).

Si potrebbe obbiettare che le UNI sono approvate, mentre negli altri paesi o dagli organismi sovranazionali ancora non lo sono, ma questo non ha impedito alla Presidenza del Consiglio o a altri Enti Pubblici di citare ad esempio le PAS. L'articolo citato infatti, prescrive di garantire la possibilità di riferirsi a prescrizioni tecniche equivalenti.

La mancata definizione di Norme (BSI, AFNOR, DIN) dovrebbe far riflettere, e anche molto a mio modesto avviso, infatti, Paesi (che a detta di quelli che nei commenti si stracciano le vesti per le UNI) molto più avanti con l'implementazione BIM non hanno ancora cristallizzato con una Norma né i ruoli, né le definizioni né i processi, mentre l'Italia che si è appena affacciata al tema ha già trovato il modo di definire i ruoli, le definizioni e i processi.

Questo atteggiamento potrebbe essere molto poco producente, perché farà venire meno l'esigenza di scrivere delle Linee Guida proprietarie calate sulla propria organizzazione e modalità di implementazione del BIM nei propri processi di gestione e potrebbe invece favorire una "standardizzazione" certo più distante dalle proprie esigenze. Il caso statunitense a questo proposito è emblematico, a fronte di moltissime linee guida proprietarie non esiste nessun atto di normazione parallelo.

Personalmente un anno e mezzo fa ho commentato la nascita della Norma UNI come negativo (il BIM, Hoepli, 2016 pag. 415), perché invece di regolare le sperimentazioni che diversi soggetti avrebbero messo in campo, avrebbero finito per ingabbiare e indirizzarle. 

È noto che la norma tecnica nasce dall'esigenza di regolare e armonizzare quanto è stato già fatto e sperimentato. Portare una norma di questo tipo all'interno del DM, che si badi bene non riguarda i privati, se non come fornitore, ma la Pubblica Amministrazione, non avrebbe senso potendola ogni singolo Committente inserirla nei Bandi di Gara, sapendo peraltro che se un offerente, ad esempio, che si rifacesse alle PAS lo potrebbe fare senza nessun problema proprio in ragione del concetto di "equivalenza", di cui si diceva prima.

L'atteggiamento quindi avuto dalla Commissione BIM è stato assai accorto e informato, per cui sarebbe forse opportuno smettere i panni di quelli "favore" o " contro" e analizzare con molta serenità i punti in cui il DM possa essere realmente migliorato.

Commenti

Chiara, ovviamente non credo ti sfuggano né la mia critica né il mio punto di vista. La cosa che mi stupisce del tuo commento e lo sfuggire al merito della questione: può un tavolo di portatori di interessi assolutamente legittimi, che pagano per sedersi a quel tavolo, scrivere le regole con cui la Committenza pubblica dovrà poi chiedergli dei servizi? Non riesci davvero a cogliere il paradosso che si verrebbe a creare? Come ho già scritto la UNI non armonizza processi consolidati, li anticipa e li indirizza, è inaccettabile se si ha una cultura liberale.

Giuseppe M Di Giuda

"Analizzare con molta serenità i punti in cui il DM possa essere realmente migliorato". Sono assolutamente d'accordo con questo principio. Come ho già scritto altrove, penso che il decreto sia ben fatto ma ancora molto scarno, soprattutto per quanto riguarda: - la sezione delle definizioni, al momento incompleta; - la parte sul capitolato; - la parte sul common data environment, aspetto molto importante e ancora un po' confuso, che meriterebbe un capitolo a sé. Nelle ultime due sezioni, ritengo che l'ottimo lavoro fatto in UNI possa essere di supporto, per non reinventare la ruota e dare un riferimento. Ricordiamo poi che nella UNI stessa si sottolinea la necessità di utilizzare un framework e si mantiene la possibilità di fare riferimento ad altri framework che non siano la norma UNI stessa. Trovo quindi che la citazione della norma andrebbe ad arricchire e aprire lo scenario, anziché a chiuderlo. Ma naturalmente questa è solo la mia opinione.

Chiara C. Rizzarda
Antonio Citterio Patricia Viel

Concordo pienamente con le ultime due righe e inviterei ad una riflessione. I commenti al DM a par mio dovrebbero tener conto dell'applicabilità del decreto in funzione delle tecnologie a disposizione, delle leggi vigenti e degli scenari futuribili, questo per non incorrere nel blocco completo di un Paese il cui andamento è probabilmente già troppo congestionato da un proliferarsi di beghe legali. CManes

Costantino Manes

Non posso che concordare. Il percorso di avvicinamento che stiamo facendo ci porterà a numerosi aggiustamenti prima di stabilizzarci, e le norme oggi non possono apparire altro che "teoriche". La loro struttura poi non aiuta ad avvicinarle alla realtà.

Stefano
Novigos

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