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Digitalizzazione in costruzione

BIM: un contenitore digitale per il processo edilizio – transizione e formazione operatori

La composizione dei professionisti oggi è suddivisibile in tre macro-aree: i nuovi operatori, gli operatori a “metà del guado” e gli operatori al termine della propria carriera professionale. Per questi ultimi l’interesse ad approfondire queste tecniche è naturalmente limitato dal fronte temporale del loro operato e di conseguenza, pur avendo spesso progetti interessanti, sono discretamente inerziali circa l’implementazione di innovazioni. Gli operatori sui quarant’anni si stanno ponendo il problema ed insieme ai propri ordini stanno cercando soluzioni idonee per effettuare questa transizione nella maniera più indolore possibile sia in termini economici che temporali.

In quest’articolo però ci si concentra sui nuovi operatori del settore, soggetti che si stanno affacciando sul mercato del lavoro in questi anni e che hanno iniziato a sentire parlare di BIM durante il loro corso di studi, ma che possono essere il vero motore dell’implementazione. La domanda che ci si deve porre è: come si dovrebbero formare i futuri tecnici? La risposta è complessa ed articolata anche solo per il fatto che tra gli operatori abbiamo geometri, ingegneri, architetti che condividono lo stesso mercato ma con specializzazioni e competenze differenti. Trascuriamo volontariamente ingegneri ed architetti per i quali il percorso accademico si sta o si dovrebbe attrezzare per introdurre queste metodologie e concentriamoci su tutti i giovani che stanno completando il percorso per geometri.

In quest’ultimi anni sono stato coinvolto dalla dottoressa Elisabetta Oliveri del C.N.R. sede di San Giuliano Milanese (MI), in un progetto di formazione della Fondazione Green dal titolo “Tecnico superiore esperto in interventi di riuso del suolo e riqualificazione di edifici esistenti secondo criteri di efficienza, sostenibilità, qualità e sicurezza”. L’idea alla base di questo percorso di formazione è che la metodologia BIM deve permeare tutto il processo e non costituire solo uno strumento con il quale restituire in tre dimensioni un progetto. Nel caso specifico quindi gli studenti hanno restituito in digitale il rilievo di una scuola non limitandosi alle informazioni tridimensionali ma implementando parametri relativi alle indagini sugli ammaloramenti delle facciate. In questo modo sono state prodotte tavole grafiche parametriche che illustrano lo stato delle superfici.

Una volta superato lo scoglio del BIM visto come un qualcosa che va oltre il modello tridimensionale e che permette la gestione unitaria del progetto dentro un ambiente di lavoro (tra l’altro condiviso tra gli studenti), si è aperto una finestra sulla fase progettuale. In questa fase i colleghi hanno fatto sviluppare l’idea progettuale mediante schizzi ed utilizzo di software per il calcolo degli interventi di miglioramento energetico, ma non hanno richiesto la produzione diretta di tavole grafiche demandando al modello l’implementazione delle soluzioni progettuali e le successive estrazioni di tavole grafiche, abachi...

Si tratta di un processo che per la sua semplicità è però dirompente in quanto per la prima volta gli studenti si sono trovati di fronte al concetto che la tavola non è il risultato finale ma solo un modo (non eliminabile) di rappresentare il progetto; la centralità del progetto e della sua modellazione sono diventati l’elemento cardine del corso. Gli studenti si sono quindi dovuto confrontare con tutta una serie di ragionamenti legati ai concetti base della modellazione BIM: cosa modello, cosa devo parametrizzare, quali parametri servono e come li posso implementare,…

Il risultato finale di questo processo è rappresentato da un progetto di riqualificazione energetica con ampliamento di un edificio scolastico, anche una riqualificazione degli usi  degli spazi esterni cercando di valorizzare gli spazi e di renderli funzionali e fruibili anche al di fuori degli orari scolastici. Questo nuovo modo di approcciare la formazione dei futuri operatori è una possibile soluzione alla domanda “Come rendere BIM il processo edilizio e non ridurlo ad una mera riproduzione?”.

Porre la metodologia BIM come contenitore “unico” di un processo edilizio può costituire un elemento di rottura rispetto a prassi consolidate che rischiano di instradare le nuove figure professionali in schemi superati. Risulta chiaro come tutto ciò che è di rottura, sia sempre ostico ed osteggiato ma instaurare un processo di implementazione basato sui vantaggi e non sull’obbligatorietà può rappresentare una via più facilmente accettabile. D’altronde è sulle nuove generazioni che dobbiamo riporre fiducia per trasformare il sistema ed un modo per farlo è evitare che queste nascano con un approccio “vecchio” al problema.

Commenti

Ciao Edoardo, è stimolante vedere come negli studenti vi sia, in generale, un maggior interesse ad andare oltre il mero utilizzo software per concentrarsi sui vantaggi che questo approccio permette di ottenere.

Giovanni Caratozzolo
Giovanni Caratozzolo

Molto interessante

Elisabetta Oliveri
ITC-CNR

Ciao Giovanni. Come te confido nella prossima generazione di progettisti per passare definitivamente alla progettazione BIM. Sono certo che fra qualche anno, non confonderemo più un modello 3D con un modello BIM, non spaventerà più l'idea di collaborare con altri professionisti, anche se usano strumenti diversi, sapremo gestire ed sfruttare i dati di progetto in tutte le fasi della filiera. Ne sono convinto perché vedo che la formazione e l'interesse per la materia crescono di anno in anno in modo esponenziale. Da un paio d'anni a questa parte, credo che tutti gli istituti tecnici, abbiano implementato corsi specifici per i ragazzi. Credo si sia sulla buona strada.

Edoardo Accettulli
Anafyo

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