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Digitalizzazione in costruzione

In campo le stazioni appaltanti, ecco il Decreto Ministeriale

Dopo mesi di lavoro e di attesa, il giorno 19 giugno il MIT ha pubblicato il decreto ministeriale che disciplina l'obbligo di operare, da parte delle stazioni appaltanti e delle amministrazioni concedenti, utilizzando e richiedendo i modelli informativi, ossia dei data base geometrici e alfanumerici, che contengono tutte le informazioni che riguardano l’intero ciclo di vita di un’opera, dal progetto alla costruzione, fino alla sua gestione e manutenzione, compresa la demolizione e dismissione. Dopo l’introduzione della digitalizzazione nel nuovo Codice degli Appalti e la norma Uni specifica, arriva finalmente lo schema di DM redatto dal MIT.

Nella sua adozione, dal 2019 al 2025, l’obbligo sarà graduato a seconda della complessità e dell'importo dei lavori e delle opere, e prevede che il committente pubblico rediga un capitolato informativo, vale a dire, che indichi i requisiti e i contenuti informativi che il modello deve contenere in riferimento all'oggetto dell'appalto o della concessione (dalla progettazione alla gestione).

Dal punto di vista contrattuale, nella fase di transizione, la condizione è che il modello informativo, costituito da entità ed oggetti prevalentemente tridimensionali, non sia oggetto esclusivo del contratto, ma che da esso si possa trarre coerentemente la documentazione tradizionale. Dovrà quindi essere garantita la comunicazione, da parte dei contraenti principali con i subfornitori e con i subappaltatori attraverso i modelli informativi e una piattaforma condivisa e di gestione comune. Il decreto ministeriale prevede tra l’altro che tutti i soggetti coinvolti debbano potere agire attraverso modelli informativi interoperabili, e alle stazioni appaltanti si chiede di pianificare un’attività formativa dedicata, investendo sull’infrastrutturazione della struttura di committenza e, soprattutto, della configurazione organizzativa.

Quando scatterà l'obbligatorietà per le prime opere in BIM, la committenza pubblica dovrà aver adempiuto ai requisiti formativi, strumentali e organizzativi previsti dal DM. Se, però, come già accade, una committenza volesse volontariamente chiedere il BIM, non potrà più farlo senza aver ottemperato alle tre precondizioni.

A chi è rivolto il decreto?
Il nuovo decreto oggetto di commenti sul sito del MIT entro il 3 luglio, si rivolge, dunque, esplicitamente alle stazioni appaltanti e alle amministrazioni concedenti: sotto questo profilo, formalmente l'unico accenno diretto agli operatori economici riguarda la definizione e l'aggiornamento del piano di gestione informativa.
In definitiva, però, l'impegno richiesto agli appaltatori, ai concessionari e alle loro catene di fornitura è direttamente proporzionale alla capacità delle stazioni appaltanti e delle amministrazioni concedenti di formalizzare contrattualmente le proprie richieste.

Una partita per tutta la filiera
Il nuovo decreto ministeriale si basa sul presupposto che solo una qualificazione della committenza pubblica, oggetto contemporaneamente del DPCM sulla qualificazione e della Linea Guida 3 dell'ANAC sul RUP, possa permettere la digitalizzazione effettiva delle professioni e delle imprenditorialità che deve, a sua volta, riguardare l'intera catena di fornitura, tutta la filiera. Una sfida collettiva che riguarda l’efficienza, la produttività e l’efficacia.

Per approfondimenti riguardo il Decreto Ministeriale, clicca qui

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