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Digitalizzazione in costruzione

Crossrail, la digitalizzazione corre nel cantiere della nuova infrastruttura di Londra

Il progetto Crossrail, dal costo di 16,8 miliardi di euro è stato ideato per espandere la metropolitana londinese che, nel 2030, servirà un’area abitata da 10 milioni di persone. Le analisi pre-intervento hanno previsto un aumento della sua capacità totale del 10%: secondo le stime saranno circa 500mila al giorno e 200 milioni all’anno gli utenti complessivi che useranno la futura Elizabeth Line. La tratta percorrerà una distanza di 100 km connettendo così fra loro 40 stazioni sull’asse Est – Ovest della capitale britannica. Al momento si tratta di uno dei più grandi progetti riguardanti il settore delle costruzioni in Europa. Anche grazie all’uso di nuove tecnologie, l’opera è rimasta perfettamente all’interno dei tempi e dei costi stimati.

Ma perché può essere definita come un’infrastruttura modello in termini di digitalizzazione? 
Avviato in una fase in cui il rapporto fra informatica e costruito era relativamente ancora ai primordi, Crossrail ha introdotto progressivamente logiche, metodi e strumenti non solo del BIM, ma anche del GIS. Tutti gli operatori coinvolti hanno incanalato dati fisici, ambientali e commerciali della costruzione, su una serie di interfacce connesse fra loro grazie ad un’unica piattaforma. Ecco che il BIM è arrivato a gestire cinque milioni di documenti e un milione di modelli Cad. Inoltre, nonostante sia nato con il chiaro intento pratico di migliorare la capienza del trasporto su ferro, mezzo di spostamento imprescindibile per la City e dintorni, Crossrail ha dato vita alla creazione di una BIM Academy per tutti i soggetti coinvolti.

Altro fattore caratterizzante i lavori è stata l’importanza rivestita dall’uso della stampa in 3 dimensioni
. La Crossrail Limited ha affidato alla Laing O’Rourke, la più grande compagnia privata dedicata al settore delle costruzioni del Regno Unito, la creazione dei blocchi di cemento destinati a ricoprire la superficie dei tunnel. Dovendo coincidere perfettamente l’uno con l’altro, si è rivelato necessario un procedimento che garantisse una precisione assoluta. 

Accanto alle tecniche tradizionali, è stato quindi utilizzato il metodo FreeFab
 sviluppato dall’ingegnere australiano James Bruce Gardiner. La prassi prevede l'impiego della tecnologia della stampa 3D, strumento sempre più presente nel costruito con alcuni edifici. Con un braccio robotico si crea uno stampo secondo le caratteristiche richieste, su questo viene poi colato il cemento che quindi si modella dando vita a dei blocchi, anche curvi, con un margine di errore molto ridotto. 

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